Aborto: in Italia ci sono troppi obiettori di coscienza. Nessuna tutela per la legge 194

Un solo ginecologo pratica aborti a Campobasso, l’unico in tutta la regione. Il suo nome è Michele Mariano e la prende in maniera ironica: “Vorrà dire che andrò all’inferno e i miei colleghi, obiettori di coscienza, in paradiso“.

Egli, da solo, provvede a un servizio di interruzione di gravidanza che funziona alla perfezione, riesce ad esaudire a tutte le 400 richieste medie l’anno, che provengono da tutte le Regioni limitrofe: Campania, Abruzzo, Puglia. 

“Credo fermamente nella legge 194: è un’ottima legge ma con due pecche. Una è la solitudine del medico nel prendere le decisioni del caso, anziché lavorare in équipe, l’altra è aver introdotto l’obiezione di coscienza che porterà alla distruzione della stessa legge” dice il Dottor Mariano in una intervista a Il Mattino.

La domanda allora diventa: il diritto delle donne di scegliere è comunque garantito in un Paese che vede 7 ginecologi su 10 essere obiettori

La legge 194 fu applicata il 22 maggio 1978, essa regola le Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza, e per la prima volta in Italia, depenalizza e disciplina le modalità di accesso all’aborto, considerato fino a quel momento un reato penale.

Dai dati raccolti dal Ministero nel 2017, che si riferiscono però a 2016, le interruzioni volontarie di gravidanza sono in calo sin dal 1982: il rapporto di abortività in Italia è passato da 380,2 su 1000 nati vivi a 182,4 su 1000 nati vivi, bisogna però tenere conto di altri dati collaterali, come la fertilità delle donne e anche il tasso totale di natività.

Questi dati estrapolano inoltre le caratteristiche delle donne che fanno ricorso alla interruzione di gravidanza: hanno tra i 25 e i 34 anni,  il 46% di quelle che hanno abortito nel 2016 era in possesso di licenza media superiore, il 47% risultava occupata, il 57,8% risultava nubile e il 44% non aveva figli.

Interessante è che la distribuzione regionale degli obiettori di coscienza risulta disomogenea: al centro-sud gli obiettori sono di più e toccano addirittura quota 97% nel Molise e 88% in Basilicata.

In una inchiesta dell’Espresso veniva mostrato come i consultori non rispettassero la laicità del loro ruolo, nacquero infatti con l’intento gratuito, accessibile e indispensabile di aiutare le giovani donne partendo dalla scienza, dalla cura e non dalla fede.

Intanto che continuano ad aumentare gli aborti clandestini e cresce l’ipocrisia, a Verona in questi giorni, il consiglio comunale ha votato una mozione  della Lega con cui saranno finanziate associazioni cattoliche che portano avanti iniziative contro le interruzioni volontarie di gravidanza.

Alla votazione era presente un gruppo di attiviste del movimento femminista Non Una Di Meno (NUDM) che indossavano copricapi e mantelli rossi simili ai costumi dei personaggi della serie tv The Handmaid’s Tale, già usati in moltissime manifestazioni femministe di tutto il mondo.

Tutto ciò precipita la situazione delle donne nel passato e nella incapacità di poter compiere una scelta libera: i medici dovrebbero lavorare insieme per far sì che intorno al tema ci sia la giusta consapevolezza, educare le giovani donne alla contraccezione senza tabù di sorta, e garantire la legge 194/78 liberandola da dogmi e ipocrisie. 

About Ilaria Marcoccia

Giovane scrittrice, futura editor, giornalista per passione e curiosità. Sempre a caccia di una storia che valga la pena di essere raccontata

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