Amy Winehouse: quelle maledette dipendenze. Il ricordo della rockstar dopo sette anni

Il 23 luglio 2011 il mondo piangeva la perdita di un idolo, oggi sono trascorsi ben sette anni in assenza della voce insostituibile di Amy.

La sua musica è stata una rivoluzione: ha saputo coniugare diversi sound, passando dal jazz al pop, dal reggae al soul; era riuscita a dare un taglio pop al jazz e per questo era una vera rockstar, era nuova, fresca, energica e intensa, particolare e brava. Questi sono solo alcuni dei fattori che l’hanno resa famosa anche se giovane. Una fama che però l’ha divorata troppo presto.

Nel 2006 esce Back to Black, che la consacra al grande pubblico, facendola uscire dalla nicchia inglese e portandola a cantare su famosi stage, tra un pubblico gremito, forse fin troppo. Lei era una cantante da pubblico ristretto, così si sentiva. Voleva suonare in locali e non sopportava il ruolo di superstar, sarebbe stata più felice nella sua stanza, con gli amici magari, a suonare e scrivere tra una birra e strofe improvvisate.

A ricostruire la sua storia, la storia del successo e del baratro che l’ha risucchiata in un vortice di dipendenze fino a portarla al decesso, c’è il documentario premio Oscar Amy Winehouse, the girl behind the name, di Asif Kapadia, uscito il 14 settembre del 2015, angosciante e dettagliato, ma che ha anche scatenato qualche polemica tra il padre della ragazza e l’ex fidanzato Blake, colpevoli entrambi di averla spinta uno a vendersi al successo e l’altro a fare uso smodato di droghe.

Oggi è entrata a far parte del club dei 27, ristretta cerchia di artisti morti a soli 27 anni, tra cui Jimi Hendrix, Janis Joplin, Kurt Cobain. Mentre noi dobbiamo fare i conti con la fortuna che abbiamo avuto nell’averla potuta sentire, nell’avere in eredità i suoi tre album, ma averla resa ciò che non avrebbe voluto fino a portarla alle dipendenze e alla morte; oppure se sarebbe stato meglio saperla viva ma non averla mai sentita cantare.

Fonte: RMC

About Ilaria Marcoccia

Giovane scrittrice, futura editor, giornalista per passione e curiosità. Sempre a caccia di una storia che valga la pena di essere raccontata

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