La questione dell’acqua della Ferragni e perché non è importante

Probabilmente non avete potuto fare a meno di sentirne parlare, è ovunque sui social la polemica sulla collaborazione tra la nota influencer famosa nel mondo, Chiara Ferragni, e il marchio francese d’acqua Evian. Adesso proviamo a spiegare cosa è successo.

L’acqua Evian è fondamentalmente un’acqua di lusso, l’etichetta dice: “Imbottigliata direttamente alla sorgente senza subire alcun trattamento da parte dell’uomo, l’acqua minerale naturale Evian sgorga dalla fonte di Evian-les-Bains dopo un lento percorso di filtraggio naturale in un antico ghiacciaio nel cuore delle Alpi Francesi, attraverso il quale acquisisce un bilanciamento di minerali unico al mondo“.

Ha effetti benefici sulla salute, a quanto sembra e un prezzo non proprio basso di base. È nota inoltre per le collaborazioni con artisti e stilisti di fama mondiale che ne rielaborano ogni anno il packaging.

Il marchio Evian è amatissimo tra le più famose star di Hollywood e pare sia molto apprezzato tra gli appassionati di fitness per le caratteristiche energetiche dell’acqua.

Ecco un esempio di collaborazione con Jean Paul Gaultier. La limited edition nata dalla collaborazione tra l’influencer Ferragni e il brand francese è in commercio da un anno, ma solo qualche giorno fa ha iniziato a circolare sui social una foto della bottiglia da 75cl di Evian by Chiara Ferragni con ben in vista il cartellino del prezzo (8€), ed è subito diventata un caso mediatico.

Questo genere di marketing potremmo dire che ha funzionato bene ma apre una questione eticamente ambigua: è vero che l’acqua è un bene primario e non di lusso, ma in questo caso l’acquisto dell’acqua Evian Limited Edition non ha a che fare con la necessità. Piuttosto la necessità di possedere la famosa acqua deriva dal desiderio scatenato dal marketing.

Il marketing stimola i desideri a tal punto da non mostrare più il prodotto ma la sua identità. L’attesa di avere tra le mani l’oggetto del desiderio è essa stessa importante nella vendita.

Steve Jobs era un genio anche in questo senso: l’imprenditore giocava molto sulla mancanza del prodotto in quanto i suoi dispositivi non erano disponibili nello stesso momento in tutto il mondo. Si creavano intorno ai device continue discussioni sul web mirate ad alimentare un impellente desiderio, indipendentemente dal costo.

Il mercato più fiorente delle acque di lusso è tra quelli asiatici, dove l’aumento dei super ricchi insieme con una scarsa qualità dell’acqua potabile in circolazione hanno fatto aumentare il fascino e il consumo delle acque di lusso.

E proprio a questi Paesi guardano le limited edition di Evian, tra cui appunto quella firmata da Chiara Ferragni: è all’Asia, e alla Cina soprattutto, che l’influencer cremonese guarda con la sua linea di moda Chiara Ferragni Collection ed è sempre lì che Evian ha distribuisce maggiormente la sua acqua.

La cosa degna di nota è che tutte le polemiche ingenerate nei social sulla vicenda non hanno fatto altro che aumentare le vendite del prodotto: Chiara vince sempre. Dimostra infatti che il caso andrebbe piuttosto studiato come tecnica di marketing, perché efficace.

I limiti dell’assurdo sono sempre più vicini: la questione sembra essere arrivata anche ai piani alti visto che il Codacans ha annunciato di voler aprire un’indagine. “Abbiamo deciso di presentare un esposto chiedendo al Ministero di valutare il divieto assoluto di vendita del prodotto in Italia e alla Guardia di Finanza di svolgere accertamenti” ha dichiarato Carlo Rienzi, il Presidente dell’associazione dei consumatori.

L’acqua griffata non rientra certo nei generi di prima necessità, nessuno è obbligato all’acquisto, siamo liberi di scegliere cosa comprare con i nostri soldi esattamente come Chiara Ferragni è libera di vedere il suo marchio.

La questione è: sono più polli quelli che polemizziamo sulla vicenda o chi l’acquista? O forse siamo tutti gli stessi polli che continuiamo a parlarne.

About Ilaria Marcoccia

Giovane scrittrice, futura editor, giornalista per passione e curiosità. Sempre a caccia di una storia che valga la pena di essere raccontata

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