La Riforma del Copyright è stata approvata. Verrà davvero adottata?

Con 438 parlamentari a favore e 226 contro (39 si sono astenuti) il Parlamento Europeo, riunitosi a Strasburgo, ha approvato la nuova e discussa direttiva per aggiornare le regole sul Copyright nell’Unione Europea.

Lo scorso Luglio la direttiva era già stata votata e bocciata dall’aula, aveva ricevuto numerose critiche ed era stata al centro di un intenso dibattito tra esperti di diritto, attivisti, piattaforme online e grandi gruppi editoriali e dell’intrattenimento. La maggioranza dei parlamentari aveva richiesto di “rivedere” i punti più ambigui per creare una nuova versione.

L’ultimo regolamento in materia di Diritto d’Autore risaliva al 2001. Da quell’anno le cose su Internet sono cambiate radicalmente: ecco il motivo di una nuova direttiva. In sostanza gli articoli modificati sono l’11 e il 13.

  • ARTICOLO 11. Ha come finalità quello di bilanciare il rapporto tra le grandi piattaforme online (Google, Facebook…) e gli editori, i quali lamentano un mancato “guadagno” a seguito dello sfruttamento sui contenuti creati.
    La vicenda è più controversa e complicata di quanto sembra. Se da una parte gli editori vorrebbero un compenso per la divulgazione online dei propri contenuti, dall’altra i vari Facebook e Google affermano che il mondo dell’editoria online viene già ampiamente ricompensato, in quanto solo con la “pubblicità” (gratuita) sulle bacheche dei social network o nelle prime pagine dei motori di ricerca è già più che sufficiente.
    La nuova direttiva dice che ogni stato membro deve assicurarsi che gli editori ricevano compensi “consoni ed equi” per l’uso dei loro materiali da parte dei “fornitori di servizi nella società dell’informazione”, cioè le aziende di Internet. Non fanno parte dei gruppi delle grandi piattaforme siti senza scopo di lucro come Wikipedia.
  • ARTICOLO 13. Prevede che le piattaforme online esercitino una sorta di controllo, molto stretto, su tutto ciò che viene caricato dai loro utenti, in modo da escludere la pubblicazione di contenuti protetti dal diritto d’autore e sul quale gli utenti non detengono diritti. Il sistema dovrebbe bloccare il caricamento evitando la diffusione di un video, un file musicale o altri contenuti, evitando la violazione, come succede con YouTube.
    I tecnici hanno fatto però notare che all’epoca il colosso YouTube ha speso svariati Milioni di Dollari per mettere a punto la tecnologia del Content ID e che inoltre, seppur risulti oggi la migliore in circolazione, non sempre funziona al meglio e talvolta porta alla censura immotivata di alcuni contenuti.

La direttiva del copyright sarà ora analizzata nei negoziati tra istituzioni europee e stati membri. C’è ancora una possibilità che non sia adottata, nel caso in cui uno o più stati si mettano di traverso. I negoziati potrebbero durare più di un anno.

Fonte ilPost

About Del Peschio Marco

Webmaster e Graphic Designer. Scrittore a tempo perso, moderatore di commenti e gestore pagine ufficiali social network per La242.tv

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