Possiamo uscire dal controllo di Facebook

Attraverso i suoi algoritmi, facebook ci controlla e noi, subendo la sua manipolazione, cambiamo a nostra volta in senso antropologico del termine. Il cervello, attraverso il pensiero si evolve, ma il ricambio continuo con l’ambiente che abita è essenziale al suo adattamento, ed è questo il modo in cui “l’ambiente social” ci plasma a sua immagine.

Noi siamo animali sociali, il confronto e il rispecchiamento è importante per la crescita e la capacità critica, quella che ci farà a mano a mano capire cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Il più potente dei Social Network ha un algoritmo segreto e pericoloso, capace di creare una alterazione cognitiva ma di cui noi non siamo consapevole. Quello che crediamo essere un confronto con altre persone online, in realtà è una finta pienezza fatta di interconnessioni vuote: è provato che la maggior parte delle persone, nel commentare o interagire con gli articoli, legge solo il titolo o le prime righe, senza approfondire; mentre il meccanismo psicologico del “like” consiste nella creazione di consenso o partecipazione fasulla, povera.

La relazione online non esiste in quanto si tratta di un rapporto che, senza la presenza fisica e la capacità di calibrare in modo adeguato all’interlocutore il proprio discorso, tutto si esagera e si polarizza. La nostra opinione deve esser duramente ribadita per fare in modo che qualcuno la ascolti, tutte le emozioni si inaspriscono fino alla esagerazione. Sì perché facebook ha anche la capacità di orientare le nostre emozioni, da positive a negative, in base a ciò che sceglie di mostrare in bacheca. 

Così la propria opinione spalmata ripetutamente tra commenti, like e condivisioni, diventa la legge assoluta che tutti i nostri amici devono seguire, pena la perdita dell’amicizia virtuale e la ridicolizzazione generale.

La realtà è che sui Social come facebook siamo alla continua ricerca di ciò che conferma il nostro modo di vedere le cose, e questo meccanismo non ci renderà mai in grado di uscire da noi stessi e ragionare con le differenze, che sono quelle che mandano avanti il mondo. Ci chiudiamo in gruppi che condividono l’opinioni di cui ci facciamo forti, stabiliamo dei confini duri ed emarginiamo il diverso.

Facebook però non si pone come un controllore e non fa censura, fa in modo che chiunque possa dire ciò che vuole, anche le più assurde teorie della storia (come la negazione dell’olocausto) perché protegge la libertà di espressione di tutti, e non ha il compito di educare le persone, quello spetta allo Stato, agli insegnanti e ai genitori.

Internet dovrebbe essere un luogo democratico, ma siamo noi a doverlo costruire: potremmo gradualmente costruire un codice etico collettivamente, e renderlo molto più sofisticato di una semplice segnalazione di parolacce. Fondamentalmente, non è così difficile: è così che si costruiscono le civiltà e si mantiene la decenza, prendendo decisioni incisive su ciò che è accettabile e ciò che non lo è, ma se il gioco consiste sulla continua equivalenza non esiste alcuna democrazia.

Noi non siamo impotenti, siamo i cittadini e i governanti della nostra presenza online, la costruiamo insieme, per questo non dobbiamo lasciarci abbindolare da facili giudizi, da pregiudizi o da Fake News. Dobbiamo saper distinguere e parlare chiaro, dire sempre la verità.

Fonte: The Vision/ The guardian

 

 

About Ilaria Marcoccia

Giovane scrittrice, futura editor, giornalista per passione e curiosità. Sempre a caccia di una storia che valga la pena di essere raccontata

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