Western Stars: Bruce Springsteen al suo meglio

“A jewel box of a record”. Un vero gioiello. È dello stesso autore Bruce Springsteen la miglior definizione di “Western Stars”, la sua 19esima fatica discografica. Dopo “Wrecking Ball” del 2012 e la rivisitazione dei brani storici di “High Hopes” in compagnia del chitarrista Tom Morello, il cantautore statunitense torna a occuparsi di inediti e lo fa ispirandosi al pop californiano degli anni ’60 e ’70 per creare l’album più “cinematografico” della sua meravigliosa carriera.

Chi si aspettava uno Springsteen in versione folksinger sullo stile di “Devil & Dust” e “Nebraska” rimarrà spiazzato dalle tredici tracce di questo nuovo lavoro. Questa volta la direzione è quella della colonna sonora con arrangiamenti curatissimi, archi sempre in primo piano e fiati presentissimi che fanno da sfondo alle parabole dei personaggi, spesso sconfitti, di queste splendide cartoline americane.

E “Western Stars” chiarisce le proprie intenzioni fin dal primo brano. È un western contemporaneo quello di  “Hitch hikin’” con archi avvolgenti e intrecci di banjo che accompagnano gli incontri di un viaggio in autostop attraverso l’America.

E dopo l’ingresso dei fiati nella seconda traccia “The wayfarer”, brano che ricorda il Billy Joel degli esordi, si arriva alla parte più densa del disco. Il terzo capitolo, “Tucson Train”, rimanda direttamente alla musica della E Street Band. Lo stesso fa il quinto “Sleepy Joe’s Café”, episodio che sembra di rottura rispetto alle atmosfere del disco ma che si candida a diventare in breve tempo un classico live della band con la sua fisarmonica, il luminoso organo e con i fiati in perfetto stile tex-mex.

Il vero capolavoro dell’autore di “Born in the Usa”  e “Roll of The Dice” (una delle canzoni più belle dedicate al mondo del gioco), però, è la traccia numero 4 che dà il nome all’album: “Western stars”.  Oltre quattro minuti di musica avvolgente con una fantastica e onirica slide che ci porta a vivere in prima persona l’immagine del vecchio e “fuori moda” eroe western che dopo una vita massacrante è ancora grato di indossare ogni giorno i propri stivali da cow-boy.

La seconda parte del disco prosegue nella sua magniloquenza continuando a creare perfetti sfondi cinematografici alle avventure dei protagonisti dei brani. Su questo tracciato spiccano il singolo “There Goes My Miracle”“Sundown” e “Stones”.

Pillole cinematografiche che, nonostante la carica strumentale, fanno da sfondo a eroi molto vicini alla linea della sconfitta. Sono attori a fine carriera, stuntman in disgrazia e cantautori senza più nulla da dire quelli che ci presenta il Boss, ostaggi dei propri sogni irrealizzabili e alle prese con i ricordi di un passato glorioso ma che mai ritornerà.

Due i momenti più intensi a livello emotivo che arrivano proprio nella seconda metà del disco: “Somewhere North Of Nashville” e “Moonlight Motel”. La prima è quasi un sussurro, un’amara riflessione su quello che abbiamo cercato inutilmente per tutta la vita e che invece era a portata di mano. Il tutto accompagnato da un arpeggio di chitarra dilatato e in chiaroscuro. La seconda è invece ambientata nel classico parcheggio di un motel statunitense e parla di sentimenti, troppe bottiglie di whisky bevute e di fantasmi del passato che tornano in attesa della liberazione portata dall’amore.

Con “Western Stars” Springsteen trova finalmente la piena espressione di suggestioni appena sfiorate con “Workin’ on a dream” trovando il giusto equilibrio tra musica e narrazione. Pur con orchestrazioni ben allestite e mai banali, sono i momenti più scarni a colpire l’ascoltatore. Dal crescendo cinematografico della title track, passando per la splendida pedal steel di “Drive fast (The Stuntman)”, fino ad arrivare alla sinfonica “Chasin’ Wild Horses” è il Boss più “crudo” quello si lascia apprezzare al massimo delle sue possibilità in un album che lascia stupiti per intensità e capacità evocative.

Queste le canzoni di “Western Stars”:

  1. Hitch Hikin’ – (03:36)
  2. The Wayfarer – (04:18)
  3. Tucson Train – (03:29)
  4. Western Stars – (04:38)
  5. Sleepy Joe’s Café – (03:12)
  6. Drive Fast (The Stuntman) – (04:15)
  7. Chasin’ Wild Horses – (05:03)
  8. Sundown – (03:14)
  9. Somewhere North of Nashville – (01:52)
  10. Stones – (04:44)
  11. There Goes My Miracle – (04:03)
  12. Hello Sunshine – (03:54)
  13. Moonlight Motel – (04:18)

Photo by Takahiro Kyono / CC BY 2.0

About Del Peschio Marco

Webmaster e Graphic Designer. Scrittore a tempo perso, moderatore di commenti e gestore pagine ufficiali social network per La242.tv

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