Dagli occhi di Josefa: cosa è avvenuto il 16 e 17 luglio

Siamo stati in mare due giorni e due notti. Sono arrivati i poliziotti libici e hanno iniziato a picchiarci“.

Queste sono le parole di Josefa, la donna salvata in mare dalla nave della Ong Proactiva Open Arms. La donna è originaria del Camerun e presenta sintomi di ipotermia; è ancora spossata dall’accaduto e debole. Nel frattempo la nave ha fatto scalo nel suo territorio, la Spagna, dopo aver denunciato non solo la Guardia Costiera Libica ma anche l’Italia che ha stilato con la Libia un accordo.

La testimonianza della donna sarà importantissima: decreterà finalmente cosa è davvero accaduto in mare, e quando accadrà non ci saranno più dubbi. Intanto sul web si scatenano innumerevoli commenti altamente razzisti nei confronti della donna miracolosamente viva.

Dal bodyshaming, sì, l’hanno definita “una cicciona”, fino alla ironia e alla messa in dubbio degli avvenimenti stessi: infatti una delle soccorritrici a bordo della nave, durante i quattro giorni di navigazione per raggiungere la Spagna, ha messo lo smalto alle unghie di Josefa, per distrarla e farla parlare.

Un gesto banale, che crea una certa intimità tra donna e donna, che spinge ad aprirsi e rilassarsi. Una foto innocente, scattata per mostrare la donna ormai fuori pericolo, ha scatenato la peggior specie di commenti razzisti online, vignette e ironie varie, fino a giungere alla negazione dell’avvenuto naufragio.

Online la verità viene spesso distorta, le assurde teorie del complotto alimentano il razzismo e l’odio. Le notizie non vengono approfondite e si da adito a chiunque di dire la menzogna di turno. Purtroppo i dettagli su cui ci si è soffermati in questo caso non sono gli accordi presi dall’Italia con la Guardia costiera libica, cosa sia davvero successo prima del naufragio o perché nessuno ha dato l’allarme in tempo: forse qualche secondo di ritardo ha causato la morte di una madre con il suo bambino. I dettagli rilevanti sarebbero dovuti essere questi.

In questa foto è possibile vedere chiaramente le mani di Josefa: sono provate dalla presenza prolungata in mare, e senza smalto.

Eccola invece a Palma di Maiorca, appena prima di sbarcare in un posto che ora può considerare casa. Miracolosamente viva, forte e sopravvissuta.

Josefa ha occhi grandi, che hanno visto molto, troppo. Ma occhi sinceri, che parlano di una verità che una sfilza commenti igniominiosi per il genere umano, non potranno spezzare.

Fonte: Globalist

About Ilaria Marcoccia

Giovane scrittrice, futura editor, giornalista per passione e curiosità. Sempre a caccia di una storia che valga la pena di essere raccontata

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