Omicidio Khashoggi, giornalista saudita del Washington Post. La ricostruzione

Jamal Khashoggi scomparve il 2 ottobre 2018 dopo essere entrato nel consolato del suo paese, a Istanbul, in Turchia. Il giornalista e dissidente e analista politico, di 59 anni la cui voce è conosciuta a livello internazionale per le sue posizioni riformiste e le sue critiche contro la deriva autoritaria dell’Arabia Saudita e in particolare contro l’amministrazione del principe Mohammed bin Salman.

Nonostante le sue posizioni critiche, Khashoggi è stato a lungo al centro della vita politica saudita, lavorando come consigliere e capo ufficio stampa della famiglia reale.

Entrò nel consolato di Istanbul per richiedere un certificato saudita che attestasse la validità del suo precedente divorzio per potersi risposare. Erano molti i timori degli amici, ma lui decise di entrare comunque nel consolato di Istanbul.

Il Washington Post ha ricostruito il giorno della scomparsa: alle 13 del 2 ottobre Khashoggi è entrato nel consolato saudita. Non vedendolo tornare, alle 16.30 la fidanzata che lo aveva accompagnato ha chiamato un consigliere del presidente Recep Tayyip Erdoğan, usando il cellulare che Khashoggi le aveva consegnato prima di entrare. Le autorità turche hanno diramato l’avviso della sua scomparsa, raccontata il giorno seguente sui giornali di tutto il mondo.

Il 6 ottobre le autorità turche hanno dichiarato di ritenere che il giornalista fosse morto, mentre il New York Times  rivelava che gli inquirenti turchi sapevano che Khashoggi era stato ucciso nel consolato e il suo cadavere fatto a pezzi.

Gli inquirenti indagano su un furgone e un gruppo di sauditi i cui spostamenti fino a Istanbul sono stati tracciati.

Oggi sappiamo che i servizi turchi avevano telecamere nascoste all’interno del consolato saudita a Istanbul: possiedono quindi video e audio dell’uccisione del giornalista e dissidente Jamal Khashoggi.

I servizi turchi continuano a far filtrare ai colleghi americani dettagli sull’uccisione di Khashoggi, riportati dal Washington Post, la testata con cui collaborava. Il giornalista è stato picchiato, torturato e ucciso nel consolato, prima di essere trasportato nella residenza del console.

Ora si attende la reazione di Donald Trump che ha stretto un’alleanza reale con il principe ereditario Mohamed bin Salman; di certo il presidente non può non rivelare la verità sull’omicidio di un giornalista in esilio negli Stati Uniti e collaboratore di uno dei più grandi giornali americani, il Washington Post.

Fonte: Internazionale/ LaStampa

About Ilaria Marcoccia

Giovane scrittrice, futura editor, giornalista per passione e curiosità. Sempre a caccia di una storia che valga la pena di essere raccontata

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