Moda e disabilità finalmente insieme

Per quanto riguarda la moda per i diversamente abili, negli Stati Uniti e nella Gran Bretagna, hanno trovato un modo per farceli rientrare e hanno capito che sarebbe diventato un ottimo business, mentre in Italia stiamo ancora dietro le quinte. Questa “nuova moda” si chiama “adaptive fashion” ed è diventata il nuovo tormentone della moda 2019 pensata e fatta per le persone che stanno su una sedia a rotelle, di chi porta le protesi, di chi convive e lotta con malattie croniche, ma non per questo debbano essere esclusi dal mondo esterno.

Questa moda sta facendo già grandi passi da gigante all’estero, nonostante sia molto recente, grazie a sfilate, riviste di moda, collezioni, e campagne pubblicitarie, mentre noi siamo ancora fermi. Possiamo dire però di avere una grande combattiva che è diventata ambasciatrice della Maison Dior e sempre presente agli eventi, Bebe Vio, ormai icona del mondo sia dello sport che della moda, e poi abbiamo anche l’aspirante reginetta di bellezza Chiara Bordi che si presenterà nonostante la gamba amputata.

Il problema è che se togliamo loro due, non ci resta altro e il cambiamento andrà sempre più a calare, ma andiamo a vedere nei minimi particolari cosa accade all’estero e chi si è lanciato in questa sfida…

Il primo ad aver accettato questo lancio è stato Tommy Hilfiger, il quale ha già avuto a che fare con la moda per disabili nel 2016, l’unica piccola differenza è che disegnava linee di abbigliamento per bambini con disabilità, perciò chi meglio di lui può capire e comprendere questi grandi guerrieri. Grazie a questa iniziativa ha potuto collaborare con Runway of Dream, si tratta di un’organizzazione no profit fondata da una stilista che è nel nucleo di questa “moda”, essendo madre di un bambino con distrofilia muscolareMindy Scheier, che si occupa di far conoscere il concetto di adaptive design sensibilizzando brand mainstream. Tommy Hilfiger l’anno scorso lanciò Tommy Adaptive una capsule collection che si basava sulle specifiche esigenze degli adulti con disabilità fisiche.

In seguito altri marchi hanno aderito a questa “adaptive fashion” come i negozi Target, la linea americana che a inizio 2018 si è allineata alla linea adaptive per un abbigliamento casual quotidiano. Per i più piccoli è stata fatto un abbigliamento “easy dressing ” creata da Marks & Spencer. La designer della multinazionale britannica Rebecca Garner, ha sentito il parere e le esigenze di ogni genitore riguardo l’abbigliamento del proprio figlio, e sono stati chiari su una cosa: “come la disabilità non definisce i loro figli, così gli adattamenti non dovrebbero definire i vestiti“, queste le parole dei genitori, e in base a quello che è stato detto, per la linea kids è stato deciso di lasciare tutto simile alla collezione principale.

Una cosa che ha fatto parlare molto l’estate scorsa è stata un’idea di Asos, che ha diffuso alcune immagini davvero interessanti. E’ entrato in collaborazione con l’atleta paralimpica Choe Ball-Hopkins, una ventun’enne inglese affetta dalla distrofia muscolare, la quale ha indossato una tuta sgargiante per la stagione dei festival, un sogno che è diventato realtà per lei, perché quella non era una semplice tuta. Chloe voleva andare come tutte le ragazze della sua età, ai concerti senza però bagnarsi o prendere freddo e allo stesso tempo sentirsi alla moda, cool. “La tuta waterproof è adatta a tutti sia a quelli in sedia a rotelle e non”, dice l’atleta paralimpica, quello che conta è sentirsi alla moda.

In contemporanea ad Asos anche la campagna di Aerie collabora che nel 2014 è stato promotore di body positivity che mostra la naturalezza delle ragazze senza ritocchi. Così appaiono sorridenti le giovani donne che finalmente si sono riviste in modelle noncuranti della propria disabilità.

Fonte: Vanity fair

About Sara Benvenuti

Giovane cameraman e assistente alla regia

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