Addio a Claudio Lolli, un Forrest Gump della musica

Un altro lutto nel mondo della canzone italiana. Ieri e’ morto, all’eta’ di 68 anni, il cantautore bolognese Claudio Lolli.

Premiato con la Targa Tenco nel 2017 per l’album Il grande freddo: era malato da tempo e viene ricordato per album cult degli anni ’70 come Ho visto anche degli zingari felici e Aspettando Godot.

“Ho visto anche degli zingari felici” fu il disco che nel 1976 consacrò Claudio Lolli tra i protagonisti della canzone d’autore, per un brano, una suite, che nel tempo è diventato un classico, tanto che venne riproposto sia da Luca Carboni nel suo disco di cover “Musiche ribelli” che da Riccardo Sinigallia, in occasione del Festival di Sanremo 2014 con Paola Turci e Marina Rei.

Di recente era uscito il libro Disoccupate le strade dai sogni, che raccoglie tutti i testi delle canzoni del cantautore bolognese dall’album “Aspettando Godot” del 1972 al “Grande Freddo” del 2017. Enzo De Giorgi – già illustratore per quest’ultimo lavoro – ha realizzato la copertina e i disegni interni, mentre le foto all’interno sono di Eric Toccaceli. Ad arricchire il volume, curato da Danilo Tomasetta, la prefazione scritta da Sergio Secondiano Sacchi del Club Tenco e la postfazione di Fulvio Abbate, oltre a brevi commenti ai vari capitoli scritti dallo stesso Lolli.

“Sono un Forrest Gump della musica”, si autodefiniva Claudio Lolli, “Il mio primo disco, “Aspettando Godot”, scritto a 18 anni uscì che ne avevo 20-21. Ero ignaro dei meccanismi di questo mondo. Leggendo le recensioni notai che venivano usate sempre le stesse parole, dicevano “ingoiato in un mondo senza speranza”, “aspirante al suicidio”. Dopo anni ho scoperto che tutti avevano ripreso un comunicato stampa della casa discografica, la Emi”.

“Sono contento della mia carriera”, raccontava, “Ho avuto molte critiche, ho fatto la figura, oggi si può dire, del coglione. Ho parlato di politica, nei primi dischi della sofferenza dell’adolescenza, che nessuno vuole considerare. L’imperativo categorico è che a 20 anni si è felici, non mi sembra che sia così. Forse ero brutale e malinconico, ma penso che quella sia un’età malinconica”. Etichettato come il “cantautore triste”, che cantava il pessimismo di un’epoca, Lolli aveva sempre respinto l’epiteto: “Sono tutt’altro che triste. Malinconico magari sì, ma questo mi sembra nobile. E’ stato un cliché che mi ha perseguitato per anni. Poi è arrivato quello del cantautore politico, la voce di autonomia operaia. Ma mi sono difeso continuando a scrivere”. Alla domanda se a distanza di tanti anni avesse riscritto “Ho visto anche degli zingari felici” aveva risposto “Assolutamente sì”.

Lolli ha sempre avuto un seguito di pubblico trasversale, coetanei ma anche molti ragazzi. “Sono quelli che hanno scoperto il disco attraverso il babbo, se un giorno diranno che è stato per merito del nonno smetterò”.

Fonte MusicalNews

About Del Peschio Marco

Webmaster e Graphic Designer. Scrittore a tempo perso, moderatore di commenti e gestore pagine ufficiali social network per La242.tv

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