Open Arms: la Ong si dirige in Spagna. Tutti gli aggiornamenti sul caso

Le foto del bambino svestito lasciato morire in mare non smettono di passare sotto in nostri occhi, social e aggregatori di notizie non fanno altro che riproporre non solo la questione della Guardia Costiera Libica ma il web è ormai fitto di svariate opinioni riguardo i meccanismi politici attuati e commenti caldi, che denunciano una situazione non più sostenibile.

Sono le immagini, foto e video, della Pro Activa Open Arms lanciate ieri, 17 luglio, durante il salvataggio nel Mediterraneo di una donna su un gommone dagli occhi spalancati, miracolosamente viva, ma anche del bambino senza vita lasciato in balia delle onde e della madre riversa in acqua, morta. Roberto Saviano scrive sulla questione che “noi tutti ci vergogniamo di vivere questi tempi per la nostra impotenza, abbiamo il dovere di ricordare il nome di coloro i quali hanno legittimato questi assassini”, rivolgendosi a chi si dice sodale con il ministro degli interni Matteo Salvini; quest’ultimo oggi gli risponde tramite un tweet minacciando l’ennesima inutile querela.

La Guardia Costiera Libica, la prescelta alleata italiana, in verità non è in grado di soccorrere o gestire i naufraghi nel Mediterraneo: affidare la vita di persone in difficoltà a non più di quattro motovedette, è sinonimo di una illusione che lo Stato, attraverso le parole di Salvini, continua a perpetuare. Fallisce in questo modo l’aiuto necessario che scegliamo di non dare, ma fallisce anche una politica che non risolve la situazione e non attenua la paura, anzi la amplifica.

Lo scontro ora si svolge tra la Pro Activa e il Viminale, sulle dinamiche della vicenza e sui capi d’accusa: la Ong ha accusato l’Italia di allearsi a degli assassini, dunque l’Organizzazione no profit ha deciso di attraccare in Spagna, anche se il governo italiano aveva offerto lei i porti siciliani. Tale decisione è dovuta a vari fattori critici, come la messa in discussione della testimonianza della Pro Activa da parte di Salvini, che intende attuare una contro inchiesta e di affidarsi alla testimonianza di “terzi”.

Non ci sono prove della “fake news“: la marina libica opera con mezzi scarsi e varie difficoltà, e il tutto è stato documentato da una troupe televisiva tedesca, che ha ripreso perfettamente il salvataggio. Ammette, la Guardia Costiera Libica, a cui è stato affidato l’incarico di vigilare e proteggere i nostri porti, di far affondare di proposito dei gommoni per impedire ai trafficanti di poterli utilizzare di nuovo, non si riesce però a spiegare se a lasciare in mare tre persone sia stata la guardia costiera o se fossero già disperse prima dell’abbandono del gommone. La Ong Open Arms ha salvato la donna e denunciato i ritrovamenti dei cadaveri mentre ora si ritrova legittimamente a dover far porto in un paese amico, la Spagna. Intanto il Ministro Salvini la accusa di avere qualcosa da nascondere nel suo fuggire.

Fonti: Huffingtonpost  WIRED

About Ilaria Marcoccia

Giovane scrittrice, futura editor, giornalista per passione e curiosità. Sempre a caccia di una storia che valga la pena di essere raccontata

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