Nuova crisi diplomatica dietro l’angolo tra Cina e USA, al centro Huawei e la figlia del fondatore

Arrestata in Canada, per un mandato rilasciato dagli USA Meng Wanzhou, figlia del fondatore di Huawei e direttrice finanziaria della compagnia cinese. La ragione dietro all’arresto sarebbe relativa ai dazi che gli Stati Uniti hanno imposto sui prodotti provenienti dall’Iran e che pare la compagnia diretta dalla donna non abbia rispettato.

Gli USA chiedono l’estradizione per organizzare al più presto un processo e inasprire la battaglia contro Huawei che era cominciata qualche tempo fa, quando gli Stati Uniti, con un comunicato ufficiale sconsigliavano l’utilizzo di prodotti della compagnia cinese ai propri alleati, accusando la suddetta azienda di spionaggio e di rivelare segreti dei governi occidentali alla Cina stessa.

Dalla Cina arriva invece una richiesta piuttosto lapidaria, quella al Canada di rilasciare Meng senza consegnarla agli USA, sottolineando come ritengano l’arresto infondato e una violazione dei diritti umani dell’interessata. Huawei rifiuta ovviamente tutte le accuse, specialmente quelle di spionaggio e la situazione rimane tesa e decisamente pronta a scatenarsi in un incidente diplomatico molto grave tra le due più grandi potenze al mondo.

Questa campagna “anti huawei” ed anti cina sta intanto proseguendo, nelle stesse ore la compagnia è stata bandita da British Telecom dalle aste per le forniture di infrastutture per il 5G (la tecnologia di connessione cellulare che sta iniziando la propria diffusione proprio in questo periodo), per accuse di “possibile spionaggio”, una politica simile era già stata applicata da Nuova Zelanda e Australia, giusto qualche mese fa ed oggi anche il Regno Unito si unisce al gruppo, rimuovendo inoltre tutte le infrastrutture Huawei 4G già presenti sul territorio.

Il problema per quanto riguarda questo tipo di infrastrutture è più grave del previsto, Huawei ha in mano una grandissima fetta (oltre il 25%) degli apparecchi che si occupano di instradamento telefonico in tutto il mondo. In Italia, se queste accuse venissero confermate, la situazione si rivelerebbe ancora peggiore, le nostre compagnie telefoniche non sono di proprietà italiana e situazioni di questo tipo sono quindi difficilmente controllabili e verificabili.

Le conseguenze dell’arresto e del bando potrebbero essere molto gravi dal punto di vista politico e le borse di tutto il mondo ne stanno già risentendo, con perdite sia per la società Huawei, sia per i mercati stessi, che già in mattinata sembrano piuttosto pesanti.

Fonte: La Repubblica

About Gabriele Zecchino

Lavoro con computer e internet da diversi anni, assistente alla regia per TeleRegione Toscana

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